MUTUO E SPREAD: dobbiamo preoccuparci?

MUTUO E SPREAD: dobbiamo preoccuparci?

Dopo che il governatore della Banca Centrale Europea ha parlato del tema, ho pensato fosse giusto tornare sull’argomento.

Quando ne scrissi la prima volta lo spread stava iniziando a salire e spiegai come non ci fosse alcuna correlazione diretta. Di fatto è così, ancora oggi. Uno spread che però rimane elevato nel tempo causa problemi al sistema, a partire dalle banche e questo a cascata (nel tempo) si riversa sui consumatori, sulle aziende.

Ecco perché lo spread non è una cosa astratta ma tocca da vicino tutti noi. Ripeto, non se le sue sono fiammate ma se resta elevato per lungo tempo. Nello stesso tempo però è bene non fare allarmismi e ribadire che i tassi sui mutui non sono DIRETTAMENTE CORRELATI all’andamento dello spread.

Ma allora, chi ha un mutuo o lo sta per fare si deve preoccupare?

Partiamo dal come funzionano le cose, in termini semplici. I tassi di interesse relativi ai mutui sono legati al tasso Euribor per i variabili e all’Irs per quelli a tasso fisso. C’è poi, come vedremo negli esempi pratici che faccio di sotto, una componente legata alla parte di guadagno delle banche sui mutui erogati.

Cosa succede quindi a chi ha già il mutuo?

Chi lo ha già stia tranquillo. Se è a tasso fisso non cambia nulla. La sua rata quella è e quella rimane. Lo stesso (almeno ad oggi) vale per chi ha già un mutuo a tasso variabile. Questa rata cambierà solo quando varierà l’Euribor, legato alla Banca Centrale Europea (quindi, nello specifico, a me preoccupa più la dipartita di Draghi rispetto allo spread).

Cosa succede a chi sta per sottoscriverlo?

Qui quanto vi spiegavo, ovvero il fatto che lo spread rimanga elevato per lungo tempo, ha una conseguenza indiretta. Mi spiego a costo di dirlo in modo grossolano ma lo faccio per semplificare. Le nostre banche hanno in pancia molti titoli di stato, che ora sono percepiti più rischiosi (quando lo spread sale, tenete sempre a mente che significa siamo percepiti più rischiosi, c’è meno fiducia nei nostri confronti). Questo incide sui loro costi e in qualche modo devono recuperare. Quindi,  quando prestano i soldi, salgono i tassi con cui li erogano. Quindi possono alzare anche il costo dei tassi di interesse dei mutui che erogano, per intenderci.

Qualche avvisaglia c’è già. Nel servizio che abbiamo mandato in onda ieri a cura di Silvia Monsagrati sono citate organizzazioni di settore che mostrano un lieve ritocco all’insù da parte di alcune banche. Parliamo di rialzi impercettibili, nell’ordine dello 0,1-0,2%. Tradotto in cifre, un aumento dello 0,2% significa che, rispetto alle condizioni attuali, un mutuo da 100mila euro a 20 anni può costare circa 2500 euro in più.

Fonte: Finanza & Dintorni
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