Il futuro nelle cessioni del quinto

Il futuro nelle cessioni del quinto

L’occhio al futuro di banche e intermediari, da sempre concentrati nel rilancio del mercato dei finanziamenti personali, è la “cessione del quinto”.

La novità regolamentare approvata nei giorni scorsi a Bruxelles da Ecofin si basa sull’assorbimento del capitale associato a tali tipologie di prestiti abbassato da 75% a 35% delle attività ponderate per il rischio.

Il contesto attuale chiede sempre più capitale alle banche a fronte dei prestiti concessi, con il nuovo provvedimento si permette agli istituti di liberare capitale e quindi potenzialmente di aumentare i prestiti.

 Il segmento cessione del quinto vale ad oggi un decimo dei prestiti totali del credito al consumo, secondo i dati di Assofin . “Ora però le cose potrebbero cambiare – spiega Colombi – e nel giro di qualche anno il giro d’affari secondo le nostre stime potrebbe anche raddoppiare, a patto che l’industria riesca ad essere più competitiva a favore della clientela e consenta una traslazione dei benefici sull’offerta dei prodotti”.

L’interrogativo resta sui nuovi potenziali bacini d’utenza della cessione del quinto e ciò dipende molto dai singoli istituti.

Al tema sono interessate tutte le banche : Mediobanca, Ubi, Bnl, BnpParipas, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Bpm e Unicredit; soprattutto le banche specializzate che fino ad oggi hanno ponderato i prestiti in maniera standard e che vedono all’orizzonte importanti risparmi sul capitale.  Oggi il tasso medio si aggira all’8,6%, il tempo aiuterà a capire se e come l’industry offrirà prodotti meno costosi. Un’ipotesi potrebbe essere la prospettiva di un risparmio di capitale che spinga soprattutto le banche piccole e medie verso un prodotto meno costoso che favorisca una maggiore bancarizzazione dello stesso.

Le condizioni per proporre prestiti meno costosi ci sarebbero poiché la rischiosità degli erogati da stipendi e pensioni è più bassa rispetto agli altri crediti al consumo, si stima infatti una perdita che si aggira intorno allo  0,16%, ciò è garantito dalle polizze assicurative che proteggono le banche in caso di morte o perdita del posto di lavoro e il fatto che il rimborso del prestito siano direttamente trattenute alla fonte. Tutti questi elementi sono visti in maniera positiva dalla Banca d’Italia.

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